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Hayley Scott
Photographer
Benvenuta ad Hollywood, piccola Hayley! Erano passate ormai due settimane dalla prima volta che avevo messo piede all'Accademia d'Arte, ed ancora non ero in grado di trovare le parole appropriate per descriverla. Era tutto così maledettamente...Wow! Non c'era nulla, attorno a me, che non fosse arte, di ogni genere; e non vi era nessuno che non capisse la mia passione, perchè tutti, là dentro, ne avevano una. Mi sentivo al mio posto, per la prima volta in vita mia. Decisamente, la realtà superava di gran lungo le fantasie che mi ero fatta su quel posto, da quando avevo ricevuto la lettera d'ammissione. Chiamarla semplicemente scuola era un insulto, davvero. E non mi pentivo affatto di esserci andata, sebbene questo avesse significato andare contro la volontà dei miei genitori che, sì, avevano pagato la retta, ma non avevano fatto altro che ribadirmi che stavo mandando all'aria il mio futuro. Santo cielo, come potevano non capirlo, che era quello, esattamente quello, il futuro che io volevo? Ma, detto con sincerità, eh, non me ne fregava un accidenti. Non prendetemi per una stronza, o fatelo, se ci tenete: volevo bene ai miei genitori, ma odiavo il fatto che pretendessero che io fossi come loro desiderassero. Finire il liceo, laurearmi solo per renderli felici, trovare un lavoro che non mi piaceva, passare la mia vita secondo i loro piani? No, grazie. Okay, sto divagando. Eravamo rimaste all'Hollywood, mi sembra, nella quale mi trovavo ormai da un pò e che mi piaceva, cazzo se mi piaceva. Ma non per questo motivo, il lunedì si era magicamente trasformato in un giorno piacevole o, perlomeno, meno terribile. No, continuavo a detestarlo come sempre. Mi ero svegliata tardi, ero corsa a lezione e, tra la fretta, non avevo neanche fatto in tempo a bere un caffè. Grave, gravissimo, per me che con quella bevanda mi ci drogavo. Così, una volta fuori dall'aula, mi diressi a passo spedito in caffetteria, maglia bianca, shorts neri come le superga malconce e collant viola. [Here;]Sì, lo so, un pò appariscente. Ma sono un'artista, no? Un pò d'esuberanza m'è concessa. Ed oltretutto, io mi vesto come cazzo mi pare. Entrai nella caffetteria, ancora mezza deserta, e raggiunsi il bancone, dietro cui se ne stava una ragazza dai capelli biondi e l'aria gentile. Un caffè lungo, grazie. Le dissi, rivolgendole un mezzo sorriso e cominciando a tamburellare con le dita sulla superficie liscia del bancone, mentre aspettavo che mi porgesse il tanto agognato bicchiere di carta. Il più grande in circolazione, speravo.
Fairytales of yesterday will grow but never die. ©
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